Il direttore del Cni riconosce uno spionaggio “legale” a venti indipendentisti

Fabrizio Nucci

Il direttore del CNI, Paz Esteban. / es

Paz Esteban rifiuta di parlare di Pegasus, nega un “massiccio” hacking dei secessionisti e sottolinea che dietro la sorveglianza di Sánchez c’è un “paese straniero”

Non si è trattato di uno spionaggio “politico”, c’è sempre stato un controllo giudiziario e soprattutto, non c’è stato alcun intervento “massiccio e indiscriminato” dei cellulari del mondo indipendentista catalano come sottolineato nel rapporto Citizen Lab che 20 giorni fa è esploso lo scandalo. Paz Esteban non ha lasciato quelle tre righe. In un incontro di oltre tre ore – molto teso e pieno di rimproveri per la mancanza di specificità del direttore del CNI – il massimo responsabile de ‘La Casa’ ha evitato di riferirsi espressamente a Pegasus e ha ammesso solo in segreto funzionari della commissione che i servizi di intelligence spagnoli sono intervenuti in venti dei 61 politici secessionisti catalani e baschi che compaiono nell’elenco noto come “Catalangate”. Secondo fonti vicine a chi partecipa all’incontro a porte chiuse questo giovedì, in merito alle altre 40 intercettazioni di personaggi dell’ambito secessionista, ha fatto notare che potrebbero essere responsabilità di un Paese estero o di “altri servizi statali”, che non ha specificato, che avrebbe una tecnologia simile al malware israeliano. Comunque sia, ha negato che questi altri interventi di cui non ha rivendicato la responsabilità siano opera di “elementi incontrollati” dello Stato. Esteban ha insistito fino alla nausea sul fatto che ognuno degli interventi del CNI al movimento indipendentista (che alcune fonti specificano sarebbero 18) ha avuto l’autorizzazione “individualizzata” dal giudice competente della Corte Suprema, Pablo Lucas Murillo dopo una richiesta “motivata” » . E ha mostrato ai deputati la documentazione per cercare di dimostrare che i servizi segreti hanno sempre agito sotto la “legalità” che l’Alta corte gli ha concesso. Naturalmente, nonostante le richieste di maggiore precisione, ha espressamente rifiutato di ammettere che questo spionaggio sia stato effettuato con il sistema Pegasus, sostenendo di non poterlo fare perché si tratta di questioni che riguardano la sicurezza nazionale.

incidenti violenti

Il responsabile de ‘La Casa’, che ha sottolineato che il CNI non ha mai violato i cellulari istituzionali, ha giustificato lo spionaggio di questo gruppo di indipendentisti nell’ambito delle indagini sugli episodi violenti e in particolare sui gravi episodi di violenza che si è svolto dopo nell’ottobre 2019 dopo che la sentenza del procés era nota. In nessun caso – ha rimarcato il direttore del Cni – si è trattato di spionaggio connesso alle attività professionali o di rappresentanza politica degli indipendentisti. Durante l’incontro, il capo dei servizi segreti ha anche confermato lo spionaggio di Pedro Sánchez e Margarita Robles e ha sottolineato che l’ipotesi principale è che dietro ci sia un “paese straniero”, pur rifiutando di individuare il Marocco. In ogni caso, la questione dell’hacking dei terminali del presidente e del ministro ha occupato solo una piccolissima parte del tempo, come confermato da vari intervenuti.

Tsunami democratico

I venti casi di spionaggio contro indipendentisti riconosciuti da Esteban al Congresso – hanno confermato giovedì a questo quotidiano fonti della sicurezza dello Stato – sono tutti legati all’indagine che il CNI ha avviato nel 2019 sui leader e attivisti di spicco di Tsunami Democràtic, la misteriosa piattaforma creata in Settembre di quell’anno alla vigilia di conoscere la sentenza del ‘procés’ e che i servizi segreti sospettavano che fosse dietro i gravi incidenti che si sarebbero scatenati dopo che nell’ottobre di quell’anno era nota la sentenza che condannò nove dei dodici pro- politici indipendentisti che sedevano in panchina in prigione. Sempre secondo fonti della sicurezza dello Stato, la gravità di quegli interventi, la sofisticatezza dei sistemi tecnologici utilizzati per gli appelli e le “solide indicazioni” che i servizi di intelligence russi stessero “interferindo” in questa crisi incoraggiata dallo tsunami sono state quelle che hanno spinto il CNI per chiedere l’avallo della Corte Suprema all’utilizzo di Pegasus per hackerare gli smartphone degli attivisti di quel gruppo e degli informatici della piattaforma. Oltre allo Tsunami Democràtic, l’altro gruppo indipendentista che il CNI ha preso di mira e spiato nell’autunno del 2019 sono stati i CDR e in particolare i sedicenti “Tactical Response Teams”, molti dei quali sono stati arrestati nel settembre dello stesso anno e sono stati accusati di terrorismo. Le indagini della Guardia Civile, secondo il riassunto, hanno rivelato contatti degli arrestati con presunti membri di quello che divenne noto come il “CNI catalano”, che era l’obiettivo ultimo dello spionaggio da parte dei servizi segreti spagnoli, sottolineano fonti informate di quei follow-up.

Fabrizio Nucci
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